La storia ci insegna quali disastri possono manifestarsi ogniqualvolta il narcisismo sale al potere.
Ce lo insegnano la storia del novecento e il lungo momento di terrore che la ha attraversata e che ha lasciato un’impronta indelebile sulle coscienze delle umanità che ne sono sorte.
Ecco, se noi fossimo, oggi, in un mondo normale (aggettivo particolarmente banale ma che, forse, riesce a rendere l’idea), quello appena sopra potrebbe essere il paragrafo introduttivo di un qualunque qualunquistico discorso su un qualunque argomento di storia, politica, filosofia ….
Un argomento qualunque per una storia qualunque insomma.
Ma, purtroppo, non è tempo per retoriche premesse.
Perché la storia non ci ha insegnato proprio nulla, anzi: si può ben dire che l’umanità che è sorta dalle macerie di due guerre mondiali, dai milioni e milioni di morti nei campi di concentramento e dalle ceneri di Hiroshima e Nagasaki, non ha assolutamente capito un bel niente.
Il benessere consumistico ha probabilmente davvero incenerito le coscienze (Pasolini d’altronde lo diceva che nemmeno il fascismo era riuscito a mutare l’individuo così come poi è invece riuscito a fare il boom economico come involuzione antropologica).
Sta di fatto che le ha incenerite così tanto che oramai la massa è completamente inebetita: e persino i nuovi deliri di onnipotenza che stanno per portare, di nuovo, l’umanità al collasso suscitano oramai, diffusamente, solo una qualche omologata reazione social.
Ma in realtà la situazione è grave.
Per rendersene conto basta leggere la lettera inviata dal Presidente USA Trump al Primo Ministro della Norvegia, il cui contenuto può così essere sintetizzato: “Non mi avete dato il Premio Nobel per la pace?! E io invado la Groenlandia!”.
Questo il concetto.
Di fronte a dichiarazioni di tal delirio, un cittadino qualunque di un paese normale si aspetterebbe forti prese di posizione, italiane (ed europee, se l’Europa esistesse).
Ma il cittadino qualunque del tal paese normale non esiste perché non esiste proprio il paese normale.
Queste le dichiarazioni al Corriere della Sera di Maurizio Lupi, con riferimento alla minaccia dei dazi: “A un amico si dice quando fa un errore ma resti vivo il dialogo con gli USA”.
Sembra di leggere una pagina di uno dei tanti diari della nostra adolescenza: le prime cotte, i segreti tra i banchi di scuola, le pacche sulle spalle per le prime delusioni sentimentali ….
Peccato che qui la posta in gioco è ben altra.
Qui in gioco ci sono equilibri mondiali e, con essi, il nostro futuro, dei nostri figli e dei nostri nipoti.
In gioco c’è la nostra civiltà e le conquiste che pensavamo di aver ottenuto dopo quello che è successo nel Novecento.
Ma, evidentemente, si tratta di conquiste molto fragili se bastano il delirio di onnipotenza di un narcisista al potere e il silenzio di chi dovrebbe parlare per fare ripiombare il mondo nel baratro.
Quale baratro ci aspetta non lo possiamo sapere: la storia non si ripete mai uguale a se stessa.
…….
Ecco, ora si tratterebbe di inserire una qualunque conclusione a questo piccolo articolo.
Ma quale?
Se fossimo in un mondo normale si potrebbe chiudere con una qualunque banale frase sulla speranza, sulle belle anime che ancora popolano la nostra società, sui giovani …
La realtà, in realtà, ci pone davanti all’incognita del buio, alla distruzione delle certezze e al senso di impotenza che si prova di fronte all’onnipotenza di un potere che si autoalimenta brutalmente.
Ma questa non è una conclusione: perché concludere così rischia di suscitare, al di là delle intenzioni, sentimenti di disfattismo ….
E poi non sarebbe proprio il momento giusto: tra un po’ c’è Sanremo, già l’anno è iniziato male e non si può mica sempre parlare solo di Venezuela, Gaza, Ucraina … Adesso pure sta storia della Groenlandia!
Meglio lasciare perdere: un po’ di (bella) musica non può che fare bene!
© Silvia Cignoli