Ieri, 83 anni fa, veniva resa pubblica l’avvenuta firma dell’Armistizio tra il Regno d’Italia e le Forze Angloamericane.
Si tratta di una data che fa da tramite tra, da una parte, la fine del Ventennio Fascista avvenuta il 25 luglio 1943 con la celebre seduta del Gran Consiglio del Fascismo e la destituzione di Benito Mussolini; e, dall’altra, l’inizio della Guerra Civile, con la formazione della Repubblica Sociale Italiana e la nascita delle prime cellule della Resistenza armata.
Il Fascismo, la Resistenza … Cosa sanno i giovani di oggi di questa pagina fondamentale della nostra Storia?
Dalle cronache giunge notizia che, in un locale, un gruppo di giovani ha intonato la tristemente nota canzone “Faccetta Nera” con, in alcuni casi, la riproduzione del saluto romano al grido di “Viva il Duce, viva il Re”.
Ora, faccio fatica a trovare le parole per esprimere ciò che quelle scene mi hanno suscitato.
I fratelli della mia nonna paterna sono stati Partigiani.
Uno di loro, lo zio Natale, è stato ucciso dai repubblichini.
Sin da quando sono bambina partecipo, con la mia famiglia, alle commemorazioni del 25 aprile.
Mi è stato raccontato ed ho studiato cosa hanno rappresentato l’Antifascismo e la Resistenza Partigiana: un momento di profonda dignità e riscatto, una pagina di grandi speranze, di lotte e di coraggio.
Ma di tutto questo quei giovani cosa sanno?
Che cosa sanno, quei giovani, di ciò che rappresenta, per la nostra Storia, quella canzone intonata così volgarmente e superficialmente?
Cosa sanno della Campagna d’Etiopia, della politica di violenza mussoliniana, delle torture e degli omicidi politici avvenuti su mandato di quel Benito Mussolini che quei giovani hanno idealmente invocato?
Cosa sanno, quegli stessi giovani, degli antifascisti torturati e uccisi e dei milioni di soldati italiani mandati alla morte in una guerra scellerata?
Nulla.
E si tratta di un nulla che non è solo espressione di una ignoranza storica: perché sotteso, inquietante, c’è qualcosa di ancora peggiore.
C’è la totale incapacità, umana prima di ogni altra cosa, di riconoscersi consapevolmente in una dimensione storica cristallizzata nel legame con i propri padri, con i propri nonni …
Quei ragazzi, in quel locale, privi di ogni profilo di umanità, sono dei corpi svuotati di spirito antropologico, incapaci di riflettere sul senso del proprio agire.
Quei ragazzi sono il frutto di decenni di consumismo: beni di consumo essi stessi, pedine senz’anima di un sistema che ha distrutto qualsiasi legame con la tradizione dei propri padri, con la propria storia e con la propria dignità.
Cosa rimane, oggi, della nostra Storia e delle sue Verità?
Quello che si intravede all’orizzonte, italiano ed europeo, è l’alba di un atroce passato: ad accoglierlo, un un locale italiano, in una sera qualunque di fine estate, le volgari note di una tristemente nota canzone, simbolo di morte e oppressione, cantata da un gruppo di ragazzi in un giorno qualunque di un vuoto presente.
© Avvocato Silvia Cignoli