Persona e intelligenza artificiale

Nella sua Enciclica “Magnifica Humanitas sulla custodia della persona umana nel tempo dell’intelligenza artificiale”, che sto leggendo, Papa Leone XIV esprime alcune bellissime riflessioni.
La domanda, sottesa, è: può l’intelligenza artificiale essere uno strumento di progresso?
E la sua risposta si sviluppa in un bellissimo discorso in cui al centro di tutto vi è la persona umana, la sua dignità, il suo valore.

Da Anthropic cominciano a dirci che “bisogna rallentare”.
Da quanto inizia ad emergere da alcune parti, l’allarme sembrerebbe derivare dal “rischio di perdere il controllo”.
“Rallentare per non perdere il controllo’.

E penso alle parole del Dottor Frankenstein nel capolavoro di Mary Shelley:

«In un accesso di follia entusiasta io ho creato una creatura raziocinante e questo mi impegnava ad assicurargli, per quanto mi fosse possibile, felicità e benessere. Era il mio dovere. Ma ve ne era un altro, superiore a questo. I miei obblighi nei confronti dei miei simili erano ciò a cui dovevo prestare maggiore attenzione, perché era in
gioco una più grande dose di felicità o sofferenza. Questa prospettiva mi ha spinto a rifiutare, e feci bene, di creare una compagna alla prima creatura. Lui ha dimostrato una cattiveria e un egoismo senza pari nel compiere il male. Ha sterminato i miei cari: ha eliminato dalla faccia della terra degli esseri dotati di una squisita sensibilità, gioia di vivere e saggezza, e non so se questa sua sete di vendetta avrà mai fine.
Infelice com’è, deve morire, in modo da non rendere infelice nessun altro. Avevo io il dovere di distruggerlo, ma ho fallito. In un momento in cui sono stato preso dall’egoismo e dalla malignità, vi ho chiesto di intraprendere il mio lavoro
incompiuto. Questa richiesta io adesso la rinnovo, spinto però soltanto dalla ragione e dalla virtù».

La ragione e la virtù.
E la persona umana, al centro di tutto.

Questi sono gli imperativi categorici che debbono guidare ogni volontà di progresso.
Per non perdere il controllo.
Per rimanere all’interno del confine umano.

© Avvocato Silvia Cignoli

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