Il Presidente del Tribunale di Milano Fabio Roia afferma:
“Che la giustizia non funzioni forse va bene a tutti”.
Sono molto d’accordo.
La giustizia non funziona: o meglio, non sempre funziona.
A funzionare sempre benissimo è invece la macchina dei processi mediatici.
Il caso Garlasco ne è l’inquietante paradigma.
Ieri sera, al Tg1, è stato intervistato il Generale dei Ris Salvatore Luongo: il quale, dopo il clamore mediatico suscitato da tutta una serie di “rivelazioni”, è stato palesemente costretto ad intervenire per difendere l’onorabilità del Corpo cui appartiene.
Onorabilità messa in discussione da cosa? Da sentenze passate in giudicato?
No.
Onorabilità messa in discussione dal processo mediatico: quell’inquietante meccanismo per cui (non si sa bene come) notizie ed informazioni che dovrebbero rimanere all’interno di uffici e aule di Tribunale escono e vengono gettate in pasto ai media, con buona pace dei diritti e della vita delle persone che purtroppo finiscono vittime di questo tritacarne.
Con buona pace dell’onorabilità di istituzioni, corpi, magistrati, avvocati, appartenenti alla polizia giudiziaria, soggetti che operano con i più diversi ruoli nell’ambito della macchina della giustizia: il cui operato deve essere eventualmente messo in discussione nelle sedi competenti.
Con trasparenza.
Nel rispetto delle regole.
Non da un qualunque programma televisivo.
Ho usato non a caso il termine “vittima”.
Perché, al di là di quali siano le responsabilità (che devono essere accertate NEL processo e non in TV), è certamente vittima chi finisce in pasto, con la propria famiglia, con la propria vita, a un meccanismo basato sul sensazionalismo, sul giocare con le “prove” (Quali? Sono i “giornalisti” a stabilire cosa sia prova e cosa no?), sull’inventare ipotesi basate sulla filosofia dello scoop.
Sul niente.
In un paese civile le eventuali responsabilità vengono accertate nel processo.
Nel rispetto di tutti i soggetti coinvolti.
Nella discrezione della notizia.
Nel rispetto del cittadino.
In un paese civile.
Il nostro non lo è.
© Avvocato Silvia Cignoli